fu che il tempo verteva a favore del suo destino
e il taciturno riponeva parole nel suo taccuino
svuotando cassetti di sogni stracolmi di pianto
un misto di graffi e di non gioia, malgrado la noia
srotolò nastri di vecchie cassette smagnetizzate
filò un sol colore nel vento e serrande abbassate
piovve sull'uscio di un gigante portone blindato
dal balcone non troppo sporgente che lo sovrastò
volse gli occhi sul manto celeste ormai liberato
e raccolse un pugno di lucciole ma non le intascò
le soffiò tra le pagine, ali ingiallite del suo diario
crollò di colpo un silenzio così che il vento cantò
note di suono miste a gocce e lacrime, diamanti
ma muta la nenia di grilli che aveva udito lontani
schiarì la stessa luna storta argentata e appuntita
e non molto distanti sbocciavano galassie in fiore
un fulmine.. il rombo del tuono avvolse la località
il genio la conosceva bene la tempesta in cuor suo
mercoledì 2 marzo 2011
d'istanti vicini
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